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Sulla Fotografia

 

Sulla Fotografia | 001

Fotografare apre la percezione del mondo ad una dimensione nuova. Me ne sono reso conto con il tempo.
Se prima ogni cosa passa distratta, dal momento in cui ti abitui a stare dietro una macchina fotografica i colori, le forme, le simmetrie vengono catturate con un'accuratezza diversa.
Se poi sei abituato a scattare fra la gente, questa percezione arriva quasi ad anticipare le azioni. Uno sguardo, un sorriso, l'allineamento di due volti, una camminata devono essere previsti, anticipati se si vuole arrivare al giusto istante.
La fotografia aiuta quindi ad interpretare i caratteri, i movimenti e soprattutto i tempi dell'altro. Aiuta anche a diventare quasi invisibili, a non far pesare la propria presenza, aiuta a migliorarsi nella difficile arte dell'ascolto, io credo.
 
  Fotografando sei poi portato, quasi costretto, a dover cercare domande diverse. Non risposte, ci tengo a precisare, ma domande. Per me e per chi sarà il destinatario ultimo dei miei scatti.
I colori e le ombre, le forme e i vuoti sono elementi che aprono un’inquadratura, che ne descrivono la grammatica, ma non sono il tutto. Una domanda di senso, una domanda di equilibrio o di rottura, una domanda di attenzione o sentimento si rende necessaria.
Ci sono io, dietro un mirino, a chiedermi il perchè lo faccio, perchè proprio in quel modo, con quel soggetto, in quel momento...
E poi c'è l'altro.
L’altro, ovvero chi quella foto un giorno la vedrà. E' lui che sarà chiamato a mettersi in gioco, credo sia questo il compito di una fotografia.
  Se un'immagine deve essere spiegata, se non dice niente nei primi 3 decimi di secondo in cui la si osserva, se non smuove nulla forse significa non ha raggiunto il suo scopo. Solo se l’indifferenza cede, quell'immagine crolla all’anonimato e raccoglie il suo compito portandolo a termine.
Non è semplice stupore ma qualcosa di più grande. In quell'immagine viene da dire c’è qualcosa di vitale, c’è un’anima, inconsciamente attrae, sembra parlare.
Una foto che dice tutto non mi lascia spazio. Un'azione già conclusa, un ritratto troppo perfetto non mi chiama in causa, lo sento distante. Quella foto è nata, è stata esaltata ma anche muore nella sua stessa perfezione.
Sono convinto una fotografia più umana, più vera, che sappia creare domande sia ciò di cui abbiamo bisogno oggi.